Quando l’arte incontra l’anima: a Paestum la magia dello Svit’Art Festival

Un’emozione lunga una sera. È quella che ha attraversato il pubblico dell’Hotel Ariston di Paestum lunedì 30 giugno, in occasione dell’anteprima dello Svit’Art Festival, rassegna che intreccia cultura, spettacolo e impegno sociale. Un progetto nato per sensibilizzare e includere, attraverso la forza universale dell’arte.

In un clima carico di aspettativa e bellezza, a rompere il silenzio iniziale è stata la voce di Nubivago, giovane artista del Cilento, che ha regalato al pubblico un’introduzione musicale intima e intensa. Le sue note, sospese tra elettronica e spiritualità, hanno avvolto la sala. “Scrivo musica per il mio territorio – ha confidato – ma anche per portare pace nel mondo.” E, in pochi minuti, ci è riuscito.

A seguire, il palco si è trasformato in una macchina del tempo grazie allo spettacolo “Scusate se faccio tante storie”, firmato e diretto da Luca Landi e messo in scena dalla Compagnia La Pazza Idea. Con una narrazione ritmata e ironica, la pièce ha riportato in vita personaggi simbolici della storia – da Giovanna d’Arco a Garibaldi – riscrivendoli in chiave moderna, grazie a un linguaggio che fonde il varietà partenopeo con la danza contemporanea. A dare ulteriore forza visiva allo spettacolo, il contributo del corpo di ballo Attori per Caso, che ha saputo coniugare energia ed eleganza in ogni movimento.

In platea, occhi incantati e cuori aperti. Tra gli interventi più sentiti, quello dell’ingegnere Luigi Bisaccia, CEO del Centro Servizi Ingegneria e neo presidente del Rotary Club di Battipaglia, che ha ribadito il suo impegno concreto verso le fragilità sociali, annunciando una rinnovata collaborazione con la cooperativa sociale Voloalto. “Essere vicini a chi ha più bisogno – ha detto – non è un’opzione. È una responsabilità.”

Commosso, il regista Luca Landi ha raccontato cosa significhi per lui fare teatro con persone che vivono il disagio mentale: “È stato un viaggio dentro mondi autentici, profondi, senza filtri. Il teatro patologico ha un valore aggiunto: permette di abbattere muri, di scoprire possibilità dove altri vedono limiti. Questi ragazzi mi hanno insegnato la verità. Non quella teorica, ma quella che si vive con la pelle e con il cuore. Loro sono considerati ‘diversi’. Ma è proprio da loro che possiamo imparare cosa vuol dire essere umani.”

A chiudere il sipario, il discorso emozionante di Maria Carmela Morra, presidente di Voloalto, che ha ripercorso vent’anni di lavoro e passione: “Quando abbiamo iniziato a fare teatro con chi vive un disagio mentale, ci chiamarono visionari. E forse lo eravamo. Ma oggi sappiamo che la creatività può davvero cambiare la vita. Lo Svit’Art Festival nasce da questo desiderio: fare dell’arte uno strumento di inclusione, informazione e felicità. Costruire una società più giusta inizia qui, adesso.”

Guardando i ragazzi sul palco, ha poi citato Nietzsche: “Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante. Stasera – ha detto – ne abbiamo viste tante, e tutte brillavano di luce propria.”

L’iniziativa, promossa dalla Cooperativa Sociale Voloalto di Battipaglia con la collaborazione della testata Il Sole & le Nuvole, ha ricevuto il sostegno della Regione Campania, Provincia di Salerno, Comune di Battipaglia, ASL Salerno, Confindustria Salerno e della Camera di Commercio di Salerno.

Un’anteprima che ha lasciato un messaggio chiaro e necessario: l’arte, se condivisa e vissuta con autenticità, può diventare lo strumento più potente per cambiare il mondo. Anche solo per una sera, anche solo da un palcoscenico.

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